20 anni di Nati per leggere

Siamo “Nati per leggere, e vorremmo ricordarvelo”

Quest’anno il programma che promuove la lettura in famiglia – Nati per Leggere – compie 20 anni. Ecco i risultati ottenuti e perché contano così tanto. “Non promuovere la lettura è come non vaccinare!

ROMA, 24/09/2019 – Nati per Leggere (NpL) nasce il 6 novembre 1999 dall’idea di un pediatra, Salvo Fedele, e dall’alleanza tra l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e il Centro per la Salute del Bambino ONLUS (CSB). A Roma il 26 settembre, alla Sapienza Università, un Convegno Nazionale viene dedicato a questo speciale anniversario.

In venti anni la pediatria è cambiata molto, ma la consapevolezza che leggere resta una priorità è inalterata. Anzi, è più forte che mai”, spiega Stefania Manetti, pediatra del coordinamento nazionale Nati per Leggere per l’Associazione Culturale Pediatri. Qualche anno fa, l’American Academy of Pediatrics ha affermato che la lettura in famiglia è la singola attività più efficace ai fini dello sviluppo del bambino e nel 2014 ha raccomandato ai pediatri una politica di implementazione della promozione della lettura in famiglia negli ambulatori dei pediatri, durante i bilanci di salute, come strumento di intervento precoce efficace. Nel 2017 l’OMS nella elaborazione del Mental Health Atlas ha inserito il programma di NpL come mezzo di prevenzione per la salute mentale infantile in Italia. Negli ultimi anni, infine, le buone pratiche di NpL sono state codificate a livello internazionale nell’Early Child Development (ECD) e nella cornice della Nurturing Care.

Insomma leggere in famiglia è una cura, nutre lo sviluppo intellettivo dei bambini, la loro intelligenza e adattabilità, li prepara al meglio alla vita, ed è anche un utilissimo, “ma ancora troppo spesso trascurato strumento di prevenzione per i pediatri, che attraverso un libretto possono capire molte cose di un bambino e della sua famiglia. I pediatri sono il grande valore del programma, ma sono ancora pochi, e le società scientifiche italiane stentano a riconoscere appieno il valore della lettura in famiglia. Non cogliere questa opportunità è come non vaccinare. Oggi, dopo venti anni possiamo fare questa affermazione con forza, sostenuti da tante evidenze oramai consolidate e dal supporto di società scientifiche internazionali”, continua Manetti.

Insomma il mondo è cambiato, ma la lettura si è fatta – se era possibile – ancora più preziosa. “Fa da contraltare all’abuso delle nuove tecnologie, ai disturbi del linguaggio e del comportamento che spesso ne conseguono, alla povertà educativa e all’aumento delle diseguaglianze in salute, come pure alle famiglie in difficoltà, con situazioni di stress tossico e logorante”. NpL risponde con una “trasfusione” di saperi, costante e laboriosa, tra persone formate in contesti molto diversi (non solo pediatri e bibliotecari: il logo di NpL è firmato da Altan), a dare forma e vita a un progetto tanto innovativo quanto semplice.

Il risultato? Dall’ultima rilevazione nazionale i pediatri NpL sono 1.673; le biblioteche NpL 2.243, 1.869 nidi, 3.180 scuole dell’infanzia, 6.368 volontari, 1.820 i Comuni, 7 le amministrazioni regionali.

Il 50% delle famiglie italiane ha avuto contatti con NpL e il 30% dei nuovi nati sono stati raggiunti dal programma.

Un pediatra NpL è formato alla promozione della lettura nella pratica clinica quotidiana, con il valore aggiunto della forte autorevolezza esercitabile sulle famiglie. Consigliano libri, informano e “formano” i genitori sull’importanza di questa buona pratica, per quanto riguarda i benefici sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino”.

Ma non solo. I pediatri formati da NpL sanno utilizzare il libro come strumento di valutazione dello sviluppo del bambino: “Se un bambino di 10-12 mesi, in ambulatorio con i genitori, riceve dal pediatra un libro adeguato, si possono osservare e valutare molte cose legate alla relazione con il genitore e allo sviluppo neuro-motorio del piccolo. Se per esempio il bimbo lo passa da una mano all’altra, se lo manipola bene, se mostra interesse e focalizza l’attenzione, magari condivisa con il genitore, abbiamo raccolto elementi utili e positivi su quella famiglia e sullo sviluppo del bambino”.

I Comuni che hanno aderito a NpL sono sparsi in tutta Italia, e la loro importanza è forte soprattutto nel Sud, dove il progetto ha portato alla creazione di punti lettura, in mancanza di biblioteche: luoghi di incontro delle famiglie, spazi fisici aperti a tutti e gratuiti, gestiti dai volontari NpL, all’interno di scuole, biblioteche che non avevano un’area bimbi, ospedali, carceri, parrocchie, associazioni.

Ma come, e quando, si legge a un bambino? “Si comincia a “leggere” fin da subito, anche dalla nascita, o durante la gravidanza, quando la voce della mamma e del papà che raccontano o leggono già promuovono lo sviluppo, allenano l’attenzione. Verso poi i 6 mesi, quando un bimbo riesce a tenere in mano un libricino si può cominciare a leggere il poco testo, o le immagini insieme al bambino”. Tra i 2 e i 3 anni arriva la passione per la rilettura, leggere e rileggere uno stesso testo è un’attività molto richiesta dai bambini, se esposti regolarmente alla lettura. “Rileggere è forse un po’ noioso per un adulto, ma utile per il piccolo, che finché non possiede la storia che gli viene letta ha bisogno di riascoltarla. La rilettura è importante: sarà il bambino a decidere quando cambiare”.

Nell’età prescolare, poi, “i libri con immagini nitide, ben definite, belle, che raccontano il quotidiano di un bambino, e permettono una lettura dialogica (fanno del bambino il protagonista della storia) sono quelli da preferire”. Le immagini sono fondamentali, devono essere adeguate, come il testo, e in età prescolare un libro che per esempio ha il testo semplice su una pagina e a fianco un’immagine adeguata permette al bambino di correlare il testo alle immagini e iniziare a capire “che quelle cose nere sono parole, che nella nostra lingua si scrive da sinistra a destra e dall’alto in basso. Insomma si acquisiscono competenze che riguardano le convenzioni della scrittura, la sensibilità fonologica, il vocabolario”.

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